apertura nuovi centri commerciali
Cosa ne pensate dell'apertura di nuovi centri commerciali in città?
Io sono un commerciante e ritengo assurdo continuare su questa linea: neanche fossimo una metropoli! Il lato negativo di questa politica secondo mè è che non creiamo tessuto sociale nel senso che la gente non si conosce come nel negozio di quartiere, non scambia quattro chiacchere, non conosce nemmeno il vicino di casa. E non è una questione solo di prezzi...
|
Inviato da seva67 venerdì 7 marzo 2008 alle 13:17
|
Rispondi
|
R: apertura nuovi centri commerciali
È certo che la politica sui centri commerciali è tutta sbagliata. In una regione che ha un numero di abitanti pari alla metà di una città come Milano (durante la notte) il loro numero è senz'altro esorbitante.
E con le aperture indiscriminate di nuovi centri si è notevolmente penalizzata la città le cui dimensioni sono quelle caratteristiche di un grande borgo nel quale ogni cittadino dovrebbe tornare ad avere il suo macellaio, la sua salumeria, la sua merciaia, il piccolo negozio di ferramenta, e i negozi di abbigliamento, ecc.
Adesso, proprio per la politica dissennata che si è posta in essere la città langue. E sarà compito difficile innestare la marcia indietro.
Ma l'aspetto più deprecabile dell'attuale situazione è che mentre anche i grandi centri iniziano a soffrire e già minacciano licenziamenti a catena. si continuino ad aprire nuovi megacentri.
Questo aspetto recente è, a mio avviso, significativo proprio del fallimento di quella politica.
Ma non c'è nulla in ciò che fa l'uomo che non abbia carattere reversibile. È pertanto auspicabile che la nuova amministrazione comunale abbia saggezza e lungimiranza tali da restituire a Udine quel bel profilo che la smania di un certo modernismo ha notevolmente deturpato. Speriamo, insieme ad alcune migliaia di cittadini. N. G.
R: apertura nuovi centri commerciali
sono d'accordo assolutamente con lei. fare acquisti, anche quelli piccoli di ogni giorno, è un modo come un altro per entrare in contatto con le persone, scambiare due parole, ricordare di augurare buongiorno. Personalmente amo i negozi della città e non frequento i centri commerciali per il senso di solitudine che mi danno. Inoltre spendo il triplo e ne esco frastornata. In città è bello, due chiacchiere al caffè, un saluto alla commessa che tira su la serranda al mattino, una passeggiata di vetrina in vetrina. Apprezzo l'arte del saper vendere e consigliare, trovo che sia la ricetta giusta per il successo, o l'insuccesso, di un'attività commerciale. Non credo che sia la ztl a dare guai, ma il modo in cui è stata applicata, cioè a metà. Chiudiamo il centro ma totalmente e trasformiamolo in uno spazio in cui residenti e non vengano a passeggiare e comprare. In totale tranquillità e anche in un salotto che non ha nulla a che vedere con i centri commerciali.
R: apertura nuovi centri commerciali
È vero. Fin qui la chiusura del centro - la chiusura totale e senza deroghe di sorta - è stata scioccamente avversata con motivazioni assai dubbie e comunque discutibili. Credo che se si promuovesse un referendum fra i cittadini il risultato sarebbe scontato: no ai veicoli nel centro storico, sì al ritorno delle vecchie botteghe che della città fornivano quell'atmosfera che lei ha ben descritto particolrmanete per quell'aspetto che oggi, con inutile parolone, si chiama socializzazione e che altro non intende se non il ripristino delle buone maniere, dell'amichevole chiacchierata, del piacevole scambio di opinioni.
Ma per giungere a questo obiettivo è necessario avere il coraggio dell'impopolarità, ovvero di evitare di dare un po' di ragione a tutti. Il compromesso non paga.
Pensi a quanto si è detto e scritto in merito all'apertura domenicale dei centri commerciali. Ma la soluzione potrebbe essere immediata solo applicando un po' di buona volontà e partendo dalla considerazione che i centri commerciali sono al servizion del cittadino. Sarebbe sufficiente redigere ad ogni fine anno un calendario delle apertute dei vari centri così come fanno le farmacie. Che senza tutte sacrificarsi nei giorni festivi e nelle domeniche forniscono al cittadino il calendario di quelle in turno. A occhio e croce, con la sovrabbondanza dei centri disseminati fra la città e l'immediata periferia ad ogni centro toccherebbe un'apertura ogni due o tre mesi. Con questa soluzione si accontenterebbero sia coloro che reputano "sacro" il giorno festivo, sia i cittadini che in qualsiasi giorno festivo dell'anno saprebbero dove andare ad acquistare un etto di prosciutto. Mi chiedo: è difficile pervenire ad una soluzione di questo genere? Assolutamente no, ma, come le ho detto, ci vuole un po' di buona volontà e il coraggio di sfidare un'iniziale impopolarità. Dico iniziale, perché sono convinto che dopo breve tempo la soluzione sarebbe ampiamente condivisa. N.G.
R: apertura nuovi centri commerciali
la verità è che siamo diventati patetici talmente patetici che pur di non decidere o prendere posizione siamo disposti a dare ragione un po' a tutti su tutti gli argomenti. Credo che questa sia una delle ragioni più importanti del declino del nostro Paese e degli italiani. Nel profondo speriamo che qualcuno decida, e bene, per noi. E mentre il tempo passa, a noi resta sempre la possibilità di criticare.
Per quanto riguarda la proposta della turnazione non riesco francamente a capire come non sia già stata adottata. forse perchè non tutte le domeniche sono uguali e quindi chi si prende quella che rende di più? sono sicura che qualcuno proporrà un sorteggio bendato e fra un po' di anni scopriremo che era truccato, e qualcuno chiederà le dimissione dell'allora sindaco, e ci sarà uno scandalo...
buona giornata!
R: apertura nuovi centri commerciali
Brava! L'analisi è buona. Troppo spesso siamo solo capaci di criticare. Il problema italico, a mio avviso, deriva proprio dalla mancanza di una vera passione per l'impegno sociale. Questa carenza, deprecabile come tutte le carenze, siamo soliti chiamarla individualismo e non, come sarebbe più aderente alla realtà, strafottenza, ossia arrogante disinteresse per tutto ciò che concerne la collettività.
C'è però da dire, a conforto degli ignavi, che chi si espone spesso paga un conto anche troppo salato. E chi le scrive ne sa qualcosa per averci rimesso un'emittente radiotelevisiva per aver denunciato alla pubblica opionione e alla magistratura i misfatti di alcuni centri di potere. E questa considerazione non è privata o da relegarsi nel passato perché le stesse persone che allora decretarono la chiusura di quell'emittente, sotto mentite spoglie tornano in campo per mettere a sacco la città tentando la scalata di palazzo D'Aronco.
Che fare? Il procuratore Borrelli suggerì di resistere. Non è molto, ma è l'unica alternativa che hanno le persone dotate di robusta spina dorsale.
Anche a lei una buona giornata.
R: apertura nuovi centri commerciali
resistere, resistere, resistere. ricordo bene il giorno in cui borrelli lo disse. faccio parte di quelli che oppongono resistenza con un fermo sorriso. a volte la gente lo scambia per idiozia, ma credo che una cortese e perenne incazzatura sia meglio di sporadiche rivoluzioni a corto raggio.
R: apertura nuovi centri commerciali
Una resistenza portata avanti con un fermo sorriso in una perenne incazzatura rappresenta non soltanto un’originalità, ma anche, e ancor più, un’eccezionalità. A me non riesce. Quando ciò che osservo mi porta all’incazzatura – chiedo venia per il termine che lei comunque mi autorizzerà ad usare – non riesco a sorridere. Ma digrigno i denti e vorrei mordere.
Ad esempio, il fatto che più di recente ha determinato il mio disappunto e la mia rabbia è l’aver visto nelle liste, tanto nazionali quanto regionali e comunali, diversi condannati con sentenza passata in giudicato. Condannati che, in buona parte saranno pure eletti o rieletti.
Ora, mi dico, se i partiti li hanno messi in lista lo hanno fatto senz’altro a ragion veduta, ossia nella certezza che quantomeno porteranno molti voti. Questa constatazione è quella che mi fa più male perché vuol dire che i cittadini non vanno molto per il sottile e non riscontrano alcunché di negativo e di marcio nell’attribuire la loro preferenza a un pregiudicato.
O hanno dimenticato? Non credo. C’è un bellimbusto che si ripresenta alle regionali. Parlando con amici e conoscenti mi sono reso conto che molti conoscono i trascorsi assai poco esaltanti del personaggio. Un tanto per dire che il profilo morale e i trascorsi giudiziari di questo individuo sono ben noti. Eppure sarà comunque eletto. E allora? E allora è probabile, per non dire certo, che abbiamo smarrito l’unità di misura attraverso la quale assumere le reali dimensioni di coloro che andranno a rappresentarci nella aule più nobili del paese. E io mi rifiuto di pensare che questa sorta di mascalzoni abbia a rappresentare me.
La verità, tuttaltro che entusiasmante, è che abbiamo perduto la capacità di indignarci e restiamo pertanto indifferenti anche dinanzi a manifestazioni che andrebbero invece stigmatizzate per quello che sono: vere e proprie indecenze.
D’altra parte la scuola e la televisione, primarie “maestre” di vita del XXI secolo, che cosa mostrano? Quali valori pongono in vetrina che non siano le dimensioni fisiche, spesso artificiali, di questa o quella “velina” dal cui sguardo già traspare poco cervello?
La cultura? È in me sempre più marcata l’impressione che molti, in particolare nella destra italiana abbiano fatto proprio il motto di un nazista di rango, Goebbels, che era solito dire “quando sento parlare di cultura la mano mi corre alla pistola”.
Non è infine casuale che gli italiani siano quelli, fra gli europei, che statisticamente non leggono più di 50 pagine di libro all’anno. E nello stesso tempo il paese Italia, unico nell’ambito della Comunità, è quello in cui il giornale che quotidianamente vende più copie è la Gazzetta dello Sport e non Repubblica o il Corriere o la Stampa. Che vogliamo di più? Con questo chiaro di luna ci sta andando anche troppo bene.